Ansia e depressione come prevenire e gestire lo stress

(una buona gestione dello stress è considerato anche uno tra i principali approcci di aging-management)

Molto frequenti, e in costante aumento, sono le sintomatologie ansiose e depressive nelle loro varie forme espressive e di gravità, andando dalle forme strutturate (con percentuali rispettivamente tra il 20 e il 15 % nella popolazione italiana) a quelle borderline, con percentuali notevolmente maggiori, fino alle normali e frequentissime reazioni transitorie legate alle “avversità” della vita quotidiana: traumi o incidenti, malattia grave, morte di una persona cara, fine di un rapporto sentimentale, riduzione dello status socio-economico, e così via.

Nello stress di breve durata, si verifica un adattamento che ha lo scopo di rispondere nel migliore dei modi ad un evento pericoloso. Ha in questo senso un valore positivo.
Uno stress di breve durata determina una risposta “automatica” sotto controllo genetico di attacco o fuga (fight or flight) attraverso il rilascio di neurotrasmettitori e ormoni:

stimolazione dell’ipotalamo > ipofisi > surrene, ovvero produzione (tra l’altro) di:
cortisolo (catabolismo-degradazione proteica e lipidica) con iperglicemia
adrenalina e noradrenalina (per attivazione del sistema nervoso simpatico) con aumento pressione arteriosa e accelerazione del battito cardiaco
citochine pro-infiammatorie (IL1, IL6, TNFalfa)

Nello stress cronico (inteso come perdurare nel tempo di uno stesso stimolo o spesso come somma-accumulo di stressor di lieve entità, frequente nella società moderna) si verifica invece una disregolazione dell’adattamento appena descritto, che determina una serie di alterazioni corporee e cerebrali:

– atrofia della struttura cerebrale denominata ippocampo (memoria spaziale e memoria a lungo termine)
– prima ipertrofia e poi atrofia dell’amigdala (percezione emozionale, ansietà, paura)
– atrofia della corteccia pre-frontale (decisioni, memoria a breve termine, controllo del comportamento impulsivo)

altre conseguenze importanti, dovute all’iper-cortisolemia cronica (flat high), all’attivazione prolungata del sistema nervoso simpatico e alla produzione di citochine infiammatorie, sono le seguenti:

– inattivazione della telomerasi (enzima necessario alla riparazione cromosomica) con influenza sull’espressione genica:  ad esempio malattie neoplastiche, malattie cronico-degenerative
– soppressione dell’attività immunitaria o malattie auto-immunitarie
– insulino-resistenza e diabete
– malattie cardiovascolari (infarto) e cerebrovascolari (ictus)
– obesità specie addominale (produzione citochine infiammatorie e riduzione di adiponectina)
– acidosi metabolica
– demineralizzazione ossea e osteoporosi
– riduzione di testosterone
– ecc.

Questo quadro polimorfo, conseguente a stress cronici non solo psico-emotivi, ma anche fisici o alimentari, corrisponde a quella che è stata da molti definita come una delle più importanti, subdole, malattie: l’infiammazione sistemica cronica low grade (di basso grado).

Ad una ulteriore persistenza degli stressors cronici si può andare incontro ad una fase di esaurimento (burn out) caratterizzata da:

– diminuzione della cortisolemia basale (flat low)
– diminuzione del DHEA (steroide naturale endogeno utilizzato dall’organismo per produrre gli ormoni sessuali, importante per il funzionamento del sistema nervoso (mielina), per l’aumento di forza e massa muscolare, la riduzione dei radicali liberi, ecc.
– diminuzione di adrenalina e noradrenalina (l’effetto stimolante del simpatico viene sostituito da quello opposto del parasimpatico)
– aumento dello stress ossidativo (aumento dei radicali liberi circolanti)

Lo scompenso del sistema nervoso autonomo, lo squilibrio acido-base dell’organismo e la presenza di citochine infiammatorie determinano, ancor prima di instaurare uno stato di infiammazione sistemica cronica low grade, quel complesso di sintomi che vanno sotto il nome di M.U.S. (o sintomi vaghi e specifici) o che, per altri versi, è stato definito come il “comportamento malato” (prof. GP Chrousos).

Elenchiamo qui di seguito, congiuntamente, i sintomi relativi:

• stanchezza o affaticamento persistente
• disturbi del tono dell’umore persistenti
• insonnia persistente e risvegli notturni
• sonnolenza persistente durante la giornata
• ansia e/o apatia
• attacchi di panico
• percezione a riposo di alterazioni del battito cardiaco (aritmie o tachicardie)
• modificazioni dell’appetito (fame eccessiva o mancanza di appetito)
• attacchi di fame notturni
• acidità e dolori di stomaco, senso di pienezza, gonfiore dopo i pasti, nausea
• colon irritabile o periodi di stitichezza persistente o alvo alterno
• mani e piedi persistentemente freddi
• alterazione della sudorazione corporea durante il sonno
• frequente risveglio di cattivo umore
• frequente senso di colpa ingiustificato
• difficoltà nel provare piacere o sollievo in seguito a fatti positivi
• decisa perdita di peso negli ultimi mesi

• malessere
• iperalgesia
• svogliatezza e disiinteresse nei rapporti sociali
• riduzione dell’attività motoria
• disinteresse nelle interazioni sociali
• inibizione comportamentale
• ridotta attività motoria
• riduzione del desiderio sessuale
• incapacità di concentrazione

in particolare, in quest’articolo, ricordiamo i disturbi di ansia e depressione, che possono presentarsi separatamente o congiuntamente e che si possono caratterizzare da:

disturbi di ansia
– persistente, irrazionale e incontrollabile angoscia
– disturbo ossessivo-compulsivo
– attacchi di panico
– fobie specifiche

depressione
– persistente tristezza, ansia o vuoto
– disperazione e pessimismo
– senso di colpa o inutilità
– perdita di interesse o piacere per le cose
– affaticamento e sensazione di rallentamento
– difficoltà decisionale
– insonnia o sonno eccessivo
– perdita di appetito – peso o aumento di appetito – peso
– pensieri di morte o di suicidio
– irrequietezza o irritabilità
– sintomi fisici come cefalea o dolori aspecifici caratterizzati dall’assenza di riscontri organici evidenziabili dai normali esami di routine

disturbo bipolare
– caratterizzato da un’alternanza di euforia (mania) o lieve eccitazione (ridotto bisogno di sonno, idee grandiose, vivacità di pensiero, grande energia, ridotta capacità di giudizio), e periodi di depressione.

Prevenzione / terapia funzionale / trattamento sintomatico in acuto

Secondo gli innovativi principi della medicina funzionale di regolazione, sulla base delle conoscenze scientificamente più aggiornate, la prevenzione di questi disturbi si basa su:

1) Motivazione personale / consapevolezza
prima di apprendere le specifiche tecniche di gestione dello stress, è necessario capire qual è la causa dei propri sintomi, quali i comportamenti che li hanno favoriti, quali possono essere le conseguenze e il possibile condizionamento della propria vita, non solo in termini di sofferenza e malessere attuale, ma anche in relazione a un significato antiaging (invecchiamento precoce, morte precoce)
2) Corretta alimentazione (o alimentazione anti-infiammatoria)
essenzialmente a basso carico glicemico, basica (PRAL -), cicardiana
3) Integrazione alimentare (come “alimenti in forma concentrata”)
4) Rieducazione fisica / ipertrofia muscolare / attività aerobica (sport)
5) Stile di vita (comportamenti di gestione dello stress quotidiano)
6) Tecniche anti-stress
7) Terapie psicologiche ( tra queste la terapia cognitivo-comportamentale)

Spesso queste condotte rappresentano una valida e sufficiente gestione dell’ansia e della depressione.

8) Farmaci
Solo in casi di particolare gravità, uno specialista psichiatra / neurologo potrà consigliare eventuali farmaci, utili solamente per ridurre tali sintomi in una fase acuta, non interferendo questi, infatti, sulla gestione dello stress, attuabile con le condotte su esposte.
Spesso, dal punto di vista sintomatologico, una buona risposta si ha con i farmaci inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (fluoxetina, citalopram, sertralina) o della norepinefrina (venlafaxina, duloxetina).

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