Protesi anca

E’ la sostituzione chirurgica completa dell’articolazione dell’anca con una protesi, comprendente quindi sia la testa del femore che l’acetabolo (la parte dell’osso del bacino che accoglie la testa femorale e ne permette il suo ampio movimento).

Questo “colloquio virtuale” con i nostri medici (qualora vi sia stata prospettata la necessità di tale intervento e vogliate entrare in quest’ordine di idee con miglior cognizione di causa) vi permetterà di comprendere i benefici e le eventuali limitazioni derivanti da tale intervento, i tempi e le modalità di trattamento e recupero, nonchè gli esercizi utili al miglior ripristino della funzionalità e resistenza dell’articolazione.

Generalità
E’ doveroso innanzitutto ricordare come l’intervento di artroprotesi d’anca abbia permesso a centinaia di migliaia di persone di condurre una vita attiva e normale quando tale articolazione era stata gravemente danneggiata dall’artrosi, da una frattura o da altre malattie che limitavano o impedivano le normali attività quotidiane come camminare, alzarsi da una sedia o anche riposare senza dolore.
Dagli anni ’60 (data dei primi impianti protesici) ad oggi le tecniche chirurgiche e la tecnologia dei materiali sono notevolmente migliorate permettendo un’alta percentuale di ottimi risultati in relazione a funzionalità e durata dell’impianto.
Ciò ha permesso l’esecuzione di interventi in età più giovane rispetto al passato con i grossi e indubbi vantaggi che questo ha comportato.

Preparazione e materiali
L’intervento di artroprotesi dell’anca necessita generalmente di una degenza ospedaliera di 7-15 giorni (con una ampia variabilità in relazione al tipo di intervento, all’eventualità di complicanze o semplicemente in relazione alle procedure standard della struttura sanitaria che si è prescelta: riabilitazione post-intervento, ecc.).
L’impianto protesico è composto da 3 parti:
– una parte sferica che sostituisce la testa femorale
– lo “stelo” della protesi che verrà inserito nel femore e darà la stabilità alla protesi
– il nuovo acetabolo (una specie di tazza rovesciata) che accoglierà e permetterà il movimento di “circumduzione” della testa femorale sull’osso del bacino.
Ognuna di queste parti della protesi dovrà essere “personalizzata” per essere cioè adeguata alla struttura corporea del paziente (età, peso, tipo di attività, qualità dell’osso, ecc.).
Anche l’esperienza e la familiarità del vostro ortopedico con determinate protesi, nonchè il costo dell’impianto possono influenzare le scelte, e di questo si può discutere con il vostro chirurgo.
Il materiale di costruzione può essere costituito, per la testa della protesi, da leghe a base di cromo-cobalto, ceramiche, titanio ecc., per l’acetabolo si tratterà di polietilene o polietilene-metallo, ecc.
I materiali utilizzati dovranno essere bio-compatibili (per evitare reazioni di rigetto locale o generale) ed offrire adeguata resistenza all’usura. Dovranno garantire una buona funzionalità complessiva ed evitare che eventuali residui polverizzati da usura della protesi causino reazioni infiammatorie e di osteolisi. Le cellule infiammatorie cercheranno infatti di eliminare questi frammenti indebolendo ulteriormente l’osso e creando instabilità all’impianto.
Il chirurgo, una volta fatta l’incisione e spostati i grossi muscoli dell’anca, rimuoverà la testa femorale usurata, preparerà la cavità che dovrà accogliere lo “stelo” femorale protesico, ed infine preparerà, ingrandendolo, l’acetabolo del bacino su cu verrà impiantato quello della protesi.

Protesi cementate e non-cementate
Un’altra importante distinzione (con riflessi sulle fasi riabilitative) è quella tra protesi cementate e non-cementate (ed ibride).
La scelta tra queste potrà variare caso per caso in relazione alla specifica situazione, anche se esistono degli orientamenti generali che potranno indirizzare il vostro ortopedico verso l’una o l’altra.
– Protesi cementate: il “cemento” utilizzato è un polimero acrilico (polimetilmetacrilato).
La protesi cementata permette una deambulazione (con carico completo) praticamente subito dopo l’intervento, consentendo una rapida riabilitazione e la diminuzione di tutte le complicanze legate ad una ritardata mobilizzazione.
Possibili tuttavia, specie nei pazienti con peso eccessivo o molto attivi, una rottura da “fatica” del cemento.
Le protesi cementate sono utilizzate soprattutto nei pazienti sopra i 60 anni, nei pazienti con deficit qualitativo dell’osso o con artrite reumatoide.
– Protesi non-cementate: queste protesi si fissano direttamente sull’osso senza l’uso di cemento, favorite in questo dalla particolare conformazione dello stelo (e della sua superficie) che favorisce lo sviluppo (neoformazione) di tessuto osseo attorno alla superficie della protesi.
Naturalmente la stabilità osso-protesi avviene in un tempo più lungo, rendendo necessaria una deambulazione con carico parziale (usando stampelle) per un periodo di 6-12 settimane.
Tali protesi sono utilizzate più frequentemente in pazienti più giovani (con meno di 50 anni), con una migliore qualità-densità dell’osso e fisicamente più attivi.

Anestesia e analgesia
alcuni giorni prima dell’intervento verranno effettuati dei prelievi di sangue che verrà opportunamente conservato: sarà necessario per un’autotrasfusione al momento dell’intervento allo scopo di rimpiazzare la normale perdita di sangue che si verifica durante l’operazione chirurgica ed eliminare ogni possibile rischio trasfusionale.
Uno o due giorni prima dell’intervento il medico anestesista effettuerà una visita allo scopo di valutare le condizioni generali di salute e la possibile presenza di rischi (difficoltà respiratorie, malattie cardiache, ecc.). Vorrà conoscere se avete avuto precedenti esperienze anestesiologiche, qual’è il vostro peso, se bevete alcolici, se fumate, se assumete farmaci, se avete reazioni allergiche, e così via. Vi chiederà se avete delle preferenze tra i tipi di anestesia che vi illustrerà e discuterà con voi la scelta pur tenendo conto dell’esperienza e delle preferenze dell’equipe chirurgica.
E’ una decisione che merita attente considerazioni, anche se molto probabilmente la vostra richiesta sarà: “mi addormenti subito e mi svegli quando sarà tutto finito!”.
– Anestesia generale: è usata soprattutto quando l’intervento chirurgico si prevede di lunga durata. Agisce sul cervello (sul sistema nervoso) inducendo un sonno profondo. Viene somministrata mediante iniezione endovenosa o inalazione.
Una volta indotta l’anestesia il medico posizionerà un “tubo” in trachea per la somministrazione di ossigeno e facilitare la respirazione. Al risveglio ciò potrà lasciare una irritazione tracheale e un abbassamento di voce per alcuni giorni.
Anche la nausea, la cefalea e la sonnolenza sono frequenti effetti indesiderati.
– Anestesia regionale (spinale e peridurale): questa anestesia rende insensibile un’area specifica del proprio corpo, senza avere effetti sulla coscienza o sulla respirazione. Dei sedativi saranno comunque utilizzati per mantenere un maggior rilassamento del paziente.
Il medico inietterà in regione lombare un farmaco (o lascerà a parmanenza un piccolo catetere per l’infusione continua) che interessando la parte inferiore del midollo spinale, rendera insensibile rapidamente e per diverse ore tutta la parte inferiore del vostro corpo.
I vantaggi dell’anestesia regionale consistono nella minor perdita di sangue e minor pericolo di complicanze coagulative.
Tra gli effetti secondari, talvolta di una certa importanza, le emicranie, le reazioni allergiche e la ritenzione urinaria.
Dopo l’intervento chirurgico può essere necessaria la somministrazione di analgesici per il controllo del dolore.

Ripresa dell’attività quotidiana
La vostra attiva partecipazione è essenziale per la ripresa delle normali attività quotidiane.
Potrete certamente riprendere gran parte delle attività effettuate prima dell’intervento (e senza dolore), anche se sarà necessario talvolta modificare il modo in cui tali attività saranno svolte.

Periodo post-operatorio (in fase di ricovero).
Il dolore nel post-operatorio è variabile individualmente e spesso non prevedibile, ma certamente è sempre possibile un buon controllo dello stesso attraverso l’uso di analgesici per via orale (o per infusione continua controllata).
Per un periodo variabile vi verranno somministrati farmaci antibiotici (per controllare eventuali infezioni) e farmaci anticoagulanti (per evitare complicanze trombo-emboliche agli arti inferiori).
E’ molto frequente l’inappetenza e la nausea per un paio di giorni dopo l’intervento (in relazione all’anestesia).
Sarà spesso necessario mantenere un catetere urinario e assumere farmaci per la stipsi nei primi giorni del post-operatorio.
Un terapista della riabilitazione vi istruirà sulla necessità di eseguire i movimenti e gli esercizi per l’anca dai primissimi giorni e sull’uso di calze compressive per prevenire le complicanze coagulative.

Periodo post-dimissione.
– la medicazione della ferita chirurgica, fatta in ospedale, sarà rinnovata secondo le istruzioni in modo da mantenerla asciutta e pulita.
– un edema locale (gonfiore) è da considerarsi normale per i primi 3-5 mesi: è possibile applicare impacchi freddi (ghiaccio) alcune volte al giorno per 20-30’ ogni volta.
– i punti di sutura saranno tolti dopo 15-20 giorni evitando durante questo periodo di bagnare la ferita (bagno, doccia ecc.).
– un arrossamento o un dolore nella zona della ferita chirurgica dovranno attrarre la vostra attenzione e portarvi ad un controllo medico.
– un controllo Rx sarà effettuato solitamente in questo periodo (o entro un mese dall’intervento) per valutare il corretto posizionamento della protesi.
– potrete seguire una dieta normale cercando di controllare tuttavia il peso corporeo: il sovrappeso sarà una sollecitazione aggiuntiva sulla vostra protesi!
– mantenete una vita attiva senza eccedere nel sovraccarico degli arti inferiori: in particolare il vostro medico vi informerà sulla possibilità di deambulazione e di carico in relazione al tipo di protesi utilizzata e alle vostre condizioni generali.
– nelle protesi cementate potrete camminare subito (anche se inizialmente con un carico parziale) aiutandovi con 1 o 2 stampelle da utilizzare per 30-40 giorni.
– nelle protesi non cementate va generalmente evitato qualsiasi carico sull’arto operato per i primi 40-50 giorni (camminando con l’aiuto di 2 stampelle). Successivamente e gradualmente sarà concesso un carico parziale usando una stampella.
E’ concessa una deambulazione normale generalmente dopo 90 giorni (3 mesi).
– è consigliabile dormire in posizione supina o sul fianco sano (utilizzando un cuscino da porre tra le due ginocchia) almeno per 40-50 giorni. Dopo lo stesso periodo potrà essere ripresa anche una normale attività sessuale.
– per sedersi, nei primi mesi, è consigliabile utilizzare una sedia con braccioli (per aiutarsi nelle fasi di seduta e nel rialzarsi) e con sedile non eccessivamente basso.
Non rimanere consecutivamente seduti per periodi superiori a 30-40’.
Utilizzare un rialzo anche per la tavoletta del wc.
– utilizzare un calzante a manico lungo per infilare le scarpe
– cercare di eliminare ogni possibile motivo di inciampare o scivolare in casa (tappeti, fili elettrici, ecc.)
Per alcune settimane avrete certamente necessità di un aiuto in casa. Se ciò non è possibile sarà necessario il trasferimento presso un centro di riabilitazione residenziale.

Programma di esercizi fisici
– esercizi post-intervento
– esercizi avanzati
– Deambulazione con stampelle
– Salire e scendere le scale

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